Storia di un viaggio verso l’immobilità perpetua.
Prima Parte – 12/10-13/10
Partenza ore 18.27
Arrivate alla stazione Centrale di Palermo, io e la mia genitrice adocchiamo immediatamente il binario verso cui dirigerci. Ci fiondiamo verso la nostra carrozza e là, soddisfatte dal completo vuoto dentro lo scompartimento, sistemiamo la nostra roba e ci appollaiamo sulle poltrone. O meglio… io mi appollaio. Lei si sdraia. Ma dura pochi bellissimi minuti, il tempo di acchiappare la bottiglia d’acqua in caduta libera dalla valigia [ non chiedetemi come sia accaduto, ma a volte ho i riflessi prontissimi ] e ricevere i ringraziamenti dell’essere umano in entrata per avergli salvato la vita. Si, insomma. Quel che è…
Siamo costrette a sederci in una posizione più civile, per il quieto vivere. Arrivano due ragazze. Sono rimasta incantata. Grandi gnocche. Ma grandi. Peccato che una avesse un vocione orrendo almeno quanto il naso. Indi per cui mi sono dedicata all’altra. Aspirante artista. Bè, lo sono anch’io. Ma quante cose abbiamo in comune? MILLEMILA!
Purtroppo ho l’impressione che fosse già proprietà privata. E siccome ho il buon gusto di non pisciare nel giardino altrui, mi sono limitata a una chiacchierata amichevole e a tuffarmi nella lettura di uno dei miei tanti adorati libri di regia.
Dopo qualche fermata il tizio e le ragazze se ne vanno [ Cara, chiamami se un giorno ti sentirai sola. ] ed entra una donna. Non mi ci soffermo più di tanto. Mia madre invece ha il vizio di parlare con chiunque le capiti a tiro.
Genitrice: Se vuole può spostarla la valigia.
Donna non Identificata: Grazie, grazie. No capisce.
Genitrice: Ho detto che può spostare la valigia, così non la deve tenere in mezzo alle gambe.
Io: Mà, è straniera.
Genitrice: Ah, di dove?
Io: Ora prendo la mappa e te lo dico. Ma chiedilo a lei no?
Genitrice: E come glielo chiedo se non parla la lingua?
Io: [ rassegnata ] Do you speak english? Parlez-vous français? Sprechen Sie deutsch?
DNI: Ach, ja. Deusch! Aber ich bin aus Lettonia !
Io : Lettonia, mà. Contenta ?
Genitrice : Chiedile perchè è qua !
Io : Ma che me frega ?!
Genitrice: Si che te ne frega. Su, chiedile se c’è il mare in Lettonia.
Io: Mà, ci sta il Baltico. Ma non le dovevo chiedere perché fosse qua?
Genitrice: Suuu…
Io: Ma puttanarana che palle!
Insomma. Alla fine ho fatto da interprete. E le due si sono proprio trovate. Russavano anche in sintonia sulle loro poltroncine, mentre io cercavo una posizione comoda. Alla fine ho dormito si e no un’ora. Ma la vista della stazione Termini è bastata a farmi sentire a casa. Riposata. Entusiasta. Il pensiero che la camera non ce la dessero prima delle 12 e fossero solo le
Io: Mà, ma che ci stiamo andando a fare qua?
Genitrice: Non lo so, torniamo indietro. Andiamo all’università.
Io: Awww, ti dice bene che amo il mio computer. O te lo darei in testa.
Insomma. Si, siamo andate alla Sapienza. Onestamente a farci cosa, non lo so ancora. Mia madre si è fatta dare informazioni che potevo darle anch’io ad uno sportello della Facoltà. Penso che la ragazza stesse per tirare fuori un revolver da sotto il banco e sparare alla genitrice. Cosa per cui forse l’avrei ringraziata…no, sicuramente.
Dopo non ricordo esattamente cosa sia successo. Credo che probabilmente siamo andate verso il conventoquelcheè dove alloggiavamo a posare le valigie, poi io ho pregato mia madre di stare zitta e ferma e lasciarmi riposare per un paio d’ore. In tutto questo c’era stata anche di mezzo la manifestazione contro il DDL Moratti, con i caschi blu ovunque mi girassi. Peccato non avessi la macchina fotografica dietro, per me quella gente è come un branco di bestie rare. Li avevo visti solo in televisione finora!
E dunque dev’essere successo qualcosa nel frattempo, ma ho un vuoto totale che si estende fino alla mia presenza nella libreria della Stazione, dove sono rimasta parecchio e ho chiesto informazioni per un lavoro. Non si sa mai…
Da qua in poi, ricordo di essere tornata in camera e aver dormito come un angioletto di svariati chilogrammi.
Buio.


