Dovevo averlo. Non perchè mi piacesse. Non perchè mi ispirasse. Dovevo averlo perchè ancora non lo possedevo, non del tutto. Uno sguardo, una mano sulla mia gamba, ad accarezzare la pelle bianca. La lingua sulle labbra, saettante come quella di un serpente. Un morso, uno solo, dolorosamente irresistibile. Mi rigiravo nel letto, pensando al giorno in cui l'avrei avuto con me, per me. Stringevo il cuscino, poggiando la bocca semiaperta sul tessuto. Un attimo di sterile godimento, arrotolare la coperta intorno al corpo, sollevarmi con i capelli in disordine, gli occhi arrossati, la lingua amara. Risveglio, luce, comprensione. La serranda creava una scia dorata, illuminando gli occhi. Lo vidi accanto a me, la bocca aperta vomitava suoni da cinghiale in calore. Gli occhi cisposi, l'alito pesante. Un corpo banale, muscoli appena accennati, minacciati dal lardo in agguato ad ogni angolo. Era meglio di quanto potessi sperare di ottenere in quel periodo.
Lo buttai fuori di casa, nudo come un verme.